Colombia: i guerriglieri intensificano l’offensiva contro le chiese

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1 marzo 2010 – Colombia 
L’offensiva della guerriglia contro le chiese nel dipartimento di Guaviare si è intensificata negli ultimi tempi. Come parte integrante della loro strategia per limitare l’impatto del Vangelo e del suo messaggio di pace, la FARC-EP (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo, organizzazione guerrigliera comunista in Colombia di ispirazione bolivariana fondata nel 1964) ha emanato una dichiarazione pubblica che proibisce a tutti i pastori di realizzare incontri nelle loro chiese. I comandanti della guerriglia hanno inoltre proibito ogni forma di evangelizzazione e di distribuzione di Bibbie e libri cristiani nei villaggi rurali della zona nord del dipartimento di Guaviare (è uno dei 32 dipartimenti di questa nazione - vere e proprie regioni - ed è posto nell'area centro meridionale della Colombia). Il mese scorso a 10 chiese è stato ordinato di chiudere, mentre ordini simili sono stati dati ad altre comunità durante il 2009 nella parte sud del dipartimento.
Con le imminenti elezioni locali e nazionali, le forze armate della guerriglia sono particolarmente attente a chi voterà e per chi si voterà, supportando solo quei candidati che si dimostrano vicini all’ideologia della FARC-EP. Ovviamente, questi candidati non sono di certo cristiani e non fanno parte delle chiese evangeliche locali. I principi cristiani e gli insegnamenti delle chiese evangeliche naturalmente cozzano con gli ideali politici e violenti della FARC-EP, trasformando i cristiani in veri e propri bersagli della guerriglia. Ogni pastore della zona ha ricevuto una chiamata o un messaggio chiaro dai guerriglieri, nel quale si diceva che ogni più piccola violazione agli ordini della FARC-EP non sarà tollerata.

Il pastore Santiago Perez della Chiesa delle Assemblee Cristiane è stato costretto a fuggire dopo le reiterate minacce di morte, derivanti dalla sua efficace opera di evangelizzazione nelle aree rurali del dipartimento di Guaviare. Gli stessi direttori della sua denominazione gli hanno consigliato la fuga, per evitare che fosse ucciso, dopo che in 6 città le Assemblee Cristiane erano state costrette a chiudere varie chiese in queste ultime settimane. 5 pastori di queste chiese hanno deciso di restare, svolgendo un lavoro sotterraneo per continuare a seguire i membri delle chiese che ora non possono più riunirsi pubblicamente. “Non c’è molto che possiamo fare che sia visibile” ci ha detto uno di loro, “tuttavia, continuiamo a pregare ogni giorno all’alba e cerchiamo di infondere forza a quei coraggiosi che stanno facendo mini corsi di discepolato in incontri all’aperto fatti con poche persone; se i guerriglieri se ne accorgono, non vedono altro che 3 o 4 persone che parlano spontaneamente di qualcosa”.


Fonte: http://www.porteaperteitalia.org/