Medio Oriente: Butros paga con le lacrime, ma combatte per la fede

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22 febbraio 2010 – Medio Oriente
Dopo essersi laureato in Inghilterra, Butros aveva tante ottime ragioni e opportunità per rimanere là. La Chiesa nel suo paese natale subisce tremende pressioni: molti cristiani sono fuggiti perché perseguitati. Ma Butros sapeva che Dio gli stava chiedendo di tornare nel suo paese. Assieme a sua moglie Nadira, decise allora di tornare. Ora stanno lavorando insieme per rafforzare la Chiesa e diffondere il Vangelo. Il rischio di essere uccisi è reale, ma entrambi sanno di avere la salvezza e la vita eterna.
“I primi mesi, ho viaggiato per il paese e fatto visita ai pastori. Ho ascoltato mentre mi raccontavano i loro problemi. Durante questo periodo è maturata nel nostro cuore l’idea di rafforzare la Chiesa qui. Abbiamo iniziato a organizzare dei seminari di formazione per i pastori. Il nostro lavoro è aumentato. Ora, abbiamo centri di formazione e vocazionali. Organizziamo seminari e conferenze per pastori, oltre che incontri di preghiera. Abbiamo inoltre case-rifugio sicure per neo-convertiti. E molte altre cose stanno accadendo di cui non posso però parlare apertamente con voi”.
Un prezzo elevato
Nella terra dove vive e lavora Butros, gli attentati, gli attacchi e gli estremisti islamici sono parte integrante della realtà quotidiana. Tutti sono in pericolo. Tuttavia, se sei un ex-musulmano convertito a Cristo, non sei in pericolo solo di essere perseguitato dalle autorità e dagli estremisti islamici, spesso devi affrontare gli abusi e il rifiuto dei membri della tua stessa famiglia. Insieme ad altre persone, Butros aiuta gli ex-musulmani convertiti a Cristo. “Ho visto molti musulmani venire a Cristo. Questa Chiesa è una Chiesa viva! E’ molto simile alla Chiesa primitiva del Nuovo Testamento. I membri costantemente pagano un prezzo molto elevato. Il mondo non lo sa quando loro vengono uccisi. Vivono costantemente sotto minaccia, perdono amici carissimi e leader di comunità, e ciò influisce nelle loro vite. Spesso mi dicono: ‘Butros, il nostro ministero è finito, non possiamo andare avanti’. Un mese dopo, tuttavia, ritornano con l’irrefrenabile desiderio di far ripartire il loro ministero e la loro opera”.

Fare la differenza
Questa passione e fede toccano il cuore di Butros, stimolandolo a continuare a supportare questi gruppi. “Io vengo benedetto dalla loro fede e dal loro coraggio. Queste persone sacrificano veramente ogni cosa per Gesù”. Il lavoro di Butros non è limitato a gruppi di cristiani con un background musulmano. E’ anche profondamente coinvolto con le chiese ufficiali. “Stiamo costruendo una Chiesa. Una Chiesa viva può muovere le montagne. Può fare la differenza nella società. Può aprire le porte alle persone che attendono là fuori. Può attrarle attraverso il Vangelo, con parole e fatti”.
Tutto ciò non avviene senza una battaglia. Lo scorso anno ci sono state estreme difficoltà. Butros e sua moglie Nadira hanno subito grosse perdite e ricevuto molte minacce. “Seguire Cristo mi sta costando molte lacrime. Abbiamo perso i nostri amici con cui lavoravamo insieme. Quando il telefono suona, abbiamo il timore di alzare il ricevitore. Siamo stanchi e impauriti. Ma abbiamo imparato a portare ogni cosa davanti al Signore e a studiare la Sua Parola. Lui ci risolleva sempre e ci libera dalle più terribili situazioni che capitano attorno a noi. Non affrontiamo inutili rischi, ma siamo disposti a soffrire per il Signore. Siamo convinti che non possiamo mollare. Siamo stati chiamati qui. Anche se camminiamo nella valle dell'ombra della morte, noi non temiamo la morte. Dopo tutto, Dio è con noi!"

Fonte: Porte Aperte